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12/10/2009

Light Tales Competition

La prima edizione del Concorso Light Tales ha finalmente i suoi vincitori. Ma – sia detto a premessa – almeno una decina di testi sono entrati nella rosa dei favoriti, a testimoniare il buon livello medio dei componimenti in gara.
Prima assoluta è risultata Gianna Batistoni (Italia), con il racconto dal titolo Albaluna. Basar Erdener (Turchia) si aggiudica il secondo posto, con il suo How I started to see. Terzo un altro italiano, Giorgio Cattano, con Una luce sola.
La giuria ha deciso inoltre di assegnare una menzione speciale a L’incontro di Paolo Portaluri (Italia) per le illustrazioni a tecnica mista realizzate a corredo del testo. Un racconto per immagini, il suo, preceduto da pochi versi. Il riconoscimento va tuttavia all’insieme della sua proposta, nel senso che i versi costituiscono la chiave di lettura (necessaria) della storia che Paolo Portaluri suggerisce attraverso la successione di 5 quadri: una figura umana e la sua immagine riflessa, che di tavola in tavola diventa più nitida, una lampadina, una bottiglia… E la luce, soprattutto la luce: quella chiara del giorno, quella della lampadina che si accende, al calar della sera, e infine quella della luna.

È tenero, molto ben scritto e arriva dritto al cuore il racconto di Gianna Batistoni. Albaluna è una bambina fotofobica, “un drappo di seta chiara che il sole ingiallisce e consuma”, “una bambola di carta velina” che la nonna custodisce fra le mura di casa al riparo dalla luce del giorno. Non ha mai visto bambini, Albaluna, e “guardandosi nello specchio si era fatta la strana idea che la razza umana cambiasse colore crescendo, che i bambini fossero piccoli frutti acerbi e che, passato il tempo necessario alla maturazione, anche lei da grande avrebbe avuto lunghi capelli castani…”. Poi, un giorno, l’incontro casuale con un altro bambino, l’intuizione di un mondo intero, là fuori, il desiderio e la scoperta di un’altra luce possibile. Anche per lei, a cui il giorno è precluso.
Bella storia, sviluppata con garbo e sensibilità, da cui la luce emerge come un dono prezioso. Diurna o artificiale, reale o metaforica, la luce è vita! E questo messaggio, anche per il modo in cui l’autrice è stata capace di comunicarlo, meritava il primo premio.
Chi ha partecipato al concorso, l’ha fatto per la prospettiva di essere pubblicato e letto. Non c’erano soldi in palio, solo la soddisfazione personale. A titolo poco più che simbolico, tuttavia, Gianna riceverà un oggetto che per gli amanti del design e della luce ha un grande valore: la AJ Table Lamp, prodotta ancora oggi da Louis Poulsen su disegno originale di Arne Jacobsen.

Il protagonista della storia di Basar Erdener, secondo classificato, ha 28 anni, porta gli occhiali – che non sa dove ha messo, perché ci vede appena – e rischia di arrivare tardi a un incontro di lavoro. A un certo punto della storia, accade che i suoi occhi prendano letteralmente la parola e si ribellino, accusandolo, in una paradossale conversazione, di scaricare ingiustamente su di loro la colpa di difetti di vista che sono in realtà altrove.
“It is your mind that sees, not us. It is your mind”. Concetto ostico da assimilare, fino a che, detto addio alla riunione di lavoro e forse anche alla carriera – l’uomo non comincia a guardarsi intorno e a scoprire alcune cose. E forse avrebbe dovuto scrivere ”to look”, perché è in fondo su questo, sulla profonda differenza che esiste tra il vedere le cose e l’osservarle, comprendendone l’intima natura, che tutto il racconto è impostato. La strada che sceglie Basar è l’arricchimento ulteriore, perché è senza dubbio originale e trasmette in modo divertente un messaggio in realtà serissimo.

Una bambina, un giovane uomo e – sembra quasi fatto apposta – un anziano. Una luce sola, di Giorgio Cattano, parla di un signore presumibilmente un po’ avanti negli anni che in estate resta solo in città. “Al mare ti annoieresti”, gli dice il figlio. E lui non ci rimane nemmeno poi troppo male, gli spiace solo per la nipotina che vede già così poco. Fatto sta che resta l’unico abitante del grande palazzo dove vive, tutti gli altri sono partiti per le vacanze.
Di giorno, quando il sole comincia a filtrare dalle tapparelle e la parete a fianco del letto “s’illumina di tanti frammenti di sole”, è in pace con se stesso: “cento, mille puntini di fuoco vibrano sull’intonaco, sono una finestra su mondi esotici e lontani che vado esplorando di giorno in giorno. È la magica televisione dei miei sogni”. Ma la notte…, la notte è invece terribile, “il tempo si ferma e non c’è sogno che possa smuoverlo”.
Triste? Nemmeno poi tanto, perché a saperla cercare – ecco la morale positiva che abbiamo creduto di indovinare nei successivi sviluppi della storia – la vita offre sempre una consolazione.


Leggi / I racconti vincitori

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©Paolo Portaluri, L’incontro

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©Paolo Portaluri, L’incontro

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©Paolo Portaluri, L’incontro