Brigitte Kowanz
Quando guardo al lavoro di Brigitte Kowanz, mi viene sempre in mente la frase, quasi oracolare, di Adorno: “L’arte è magia, liberata dal vincolo di dover essere vera”. Dotata di un profondo interesse nei confronti delle scienze naturali, è una delle pochissime artiste che davvero cercano il contatto con i fisici, i neurologi e i matematici: questo contatto è continuamente riflesso nelle sue opere. Tutte caratterizzate da un forte rigore formale e dal un’estetica impassibile, esse mantengono tuttavia una giocosa levità e una intellettualità poetica.
La light artist Brigitte Kowanz ci pone di fronte a degli specchi all’interno dei quali costruisce nuovi spazi, addirittura nuove realtà, attraverso la combinazione di materialità concrete e apparenti e di codificazioni e contestualizzazioni che si esplicano soltanto nella mente del fruitore e lì portano a compimento la loro potenza espressiva. L’artista non è interessata ai puri effetti, alle banali illusioni ottiche che sono evocate dal suo uso di materiali riflettenti. Quello che le interessa davvero è l’interazione di differenti livelli - psicologici e neurologici - della percezione, gli esperimenti di interrelazione tra lo stimolo ottico e i messaggi semantici. Brigitte mostra alla nostra comprensione intellettuale e alla nostra percezione sensoriale la fragilità del concetto di verità, portandoci a renderci conto che l’evocazione della verità ha molto a che fare con l’inganno e con la magia.
Gerald Bast
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