Carlo Bernardini
Le ragioni operative della divisione dell'unità visiva si basano su uno sdoppiamento tra la condizione visiva primaria, esterna all'opera e la condizione visiva, plastica o strutturale ad essa interna. Si determinano due apparati sperimentali che sono l'uno l'immagine speculare dell'altro. Se è vero che la relatività nelle nostre sensazioni fisiche e psichiche nei confronti delle cose, lascia spazio al presentimento dell'esistenza di una diversità tra la loro parvenza e la loro realtà, e quindi tra la loro realtà e la nostra coscienza, è altrettanto vero che il visibile si percepisce sempre al di qua o al di là dell'apparente. Su questo crinale le relazioni fra le cose, le loro regole di strutture reali, perdono definitivamente autonomia. L'ipotetica seconda condizione visiva e mentale a cui si indirizzano le possibilità intuitive della percezione, è da ricercare nella struttura intrinseca dello spazio dell'opera, sia se essa è costituita da materia inerte sia se è costituita da materia in movimento. È in questa seconda esistenza visiva che si avverte il senso di presenza di ciò che si ipotizza invisibile.
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