Nicola Toffolini
Una piuma sospesa nell’aria si comporta come una leggera e tenace vela bilanciata che si muove ondeggiando secondo le correnti che la investono. La resistenza che oppone la sua struttura cava alle particelle d’aria che la urtano, la solleva e ne determina l’andamento. I suoi movimenti sono quindi una risposta diretta alle condizioni dell’ambiente in cui viene posta.
Una piuma anche isolata racchiude in sé la perfezione ed il fascino del volo dell’organico. Il volo, la leggerezza, il muoversi nell’aria ed il vento. Il rumore del vento come il suono dell’attrito di un fluido impalpabile sul corpo che in esso si muove.
La piuma è il pretesto che ‘muove’ il progetto. La sua forma è l’elemento di raccordo tra l’energia del vento e quella della luce. Nell’esposizione della sua densa essenzialità si confrontano il pensiero determinista che razionalizza l’oggetto e l’evocazione della vitalità dell’organismo latente. La penna bianca che veleggia sospesa nell’aria viene impiegata come corpo illuminato e piano rifrangente. Il fascio di luce puntuale direzionato lungo la sua superficie estesa la illumina, rendendola una bianca resistenza, e viene contemporaneamente rifratto; un piano di luce diffusa che schiarisce lo spazio.
Il progetto concentra in una forma strutturata e sempre mutevole le dinamiche del naturale. Il processo di dematerializzazione sviluppa un impianto di estrema essenzialità nel quale vengono curati con la stessa dignità gli aspetti poetici, formali, tecnologici ed illuminotecnici. Otto sono le piume, otto gli steli e otto i LED che danno la luce. Una la base di supporto, una la ventola in essa contenuta ed uno infine il circuito che gestisce l’illuminazione. Dalla base di supporto un getto di vento scuote le piume illuminate che volando secondo fluide configurazioni, investono lo spazio di una luce pulsante.
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